Voglio la mamma, sono una mamma

L’ammazzacaffè di Balestro (Tiziana)

Voglio la mamma, sono una mamma

Sono figlia e sono madre: tra l’incudine e il martello. Vi è mai capitato di sentirvi bisognosi ancora delle cure di vostra madre, quando invece siete nel pieno del ruolo materno? Vi succede mai di dire: voglio la mamma (non proprio così, certo) e avere il bisogno di sentirsi coccolati, di essere figlia? E due minuti dopo fare i conti con i vostri pargoli che cercano attenzioni. Che fare? Ci facciamo forti e rinunciamo alla voglia di tornare un po’ piccoli (perché per un genitore lo siamo sempre) o torniamo a essere figli? Quando siamo assorbiti dai nostri ragazzi, spesso, ci scordiamo di farci “rimboccare le coperte”, eppure ce lo meritiamo. Non ci piacerebbe farci preparare un pranzo per una volta, trovarlo sul tavolo  bello caldo e pronto? E i panni stesi, piegati e riposti in un cassetto? Oppure sentirsi dire parole di conforto ogni volta che ci succede qualcosa? Disinfettare le ferite, anche se da grandi non sono le ginocchia. Questo e altre cose che facciamo noi genitori, cose che invece da figli riceviamo, magari in forma diversa per tanti motivi: la lontananza fisica, la salute del genitore, i tuoi impegni da donna – madre e non più da ragazza, etc. Non credo però sia brutto sentirsi persi o aver bisogno di coccole e desiderare di volere la mamma. Se ci pensiamo è istintivo. Fin da piccoli la cerchiamo per non avere paura, per le nostre cadute, ma anche per abbracci, baci e confidenze che solo alla mamma affidiamo. In genere è così, ma non cambia molto se il nostro punto di riferimento fosse il padre. Siamo figli, ancora, di entrambi. In più cambiamo di ruolo, siamo dei genitori. Forse bisognerebbe più spesso essere tutto: figli e genitori a seconda del momento; dire “voglio la mamma” e poco dopo “sono una mamma” senza pensarci troppo. È naturale e tenero. La mamma è sempre la mamma. Teniamocela stretta, stretta in un abbraccio; probabilmente anche lei starà aspettando questo: di rimboccarci le coperte.

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15 pensieri riguardo “Voglio la mamma, sono una mamma

  1. Vero!
    Adoro entrambi i ruoli.
    Essere madre, talvolta è impegnativo. Allora, stacco la presa e vado da mamma.
    Abbracci. Baci. Te e biscotti da sorseggiare insieme. Non importa se ho cinquant’anni, amo ancora tantissimo essere figlia.
    Mi ricarico.
    Di gioia.
    Così ne ho una buona scorta, fino alla prossima volta😉

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  2. Ecco, questo è il mio tallone d’Achille. Per quanto abbia provato a superarla, io ho una mamma che è sempre stata figlia, e me ne sono resa veramente conto quando sono stata io a diventare madre. Mia mamma s’è sempre stretta tra me e mia nonna, ancora oggi quando la chiamo disperata e sfatta per le incombenze e per i pargoli, lei mi anticipa sempre: ma perché non mi dici qualcosa di affettuoso? perché non mi hai mandato un messaggino carino? ho bisogno di qualche coccola, di affetto, d’altronde lo sai che sto qui sola con tua nonna…
    Solitamente chiudo la telefonata in terza battuta. E torno a fare la mamma e a farmi coccolare dal gatto della vicina. E non è così male, devo dire che non lo è affatto… ^_^

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  3. Che bel post!!
    Io sono madre ma mi sento ancora tanto figlia!
    Mia madre è la mia migliore amica, è con lei che mi confido e mi rivolgo in caso di bisogno
    Quando si è ammalata di un male grave sono andata in crisi, pensare d perderla mi mandava giù di testa
    Oggi è guarita e non so stare senza lei!
    E’ un grande esempio per me!

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  4. Grazie mille. Nel dolore e nelle malattie comprendiamo i veri valori familiari. L’unione e lo scampato pericoloso ci fanno apprezzare il rapporto madre – figlia che a volte trascuriamo per tanti motivi. La frenesia e gli impegni da madre non sempre collimano con quelli da figli. Le mamme sono esempi positivi. Bella e tenera la tua testimonianza.

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  5. Io sono figlia di una madre con un sorriso meraviglioso (che mantiene anche a 75 anni), ma fredda come un ghiacciolo: da piccola la facevo arrabbiare perché prendevo la rincorsa e mi tuffavo sul letto dove stava distesa e la torturavo di baci. Ridiamo ancora di questi episodi e fondamentalmente siamo rimaste le stesse: lei sempre sulle sue, io focosa (adesso mi sfogo su un figlio che scasso di baci, l’altro mi tiene doverosamente alla larga! :D) Ma dici bene: la mamma è sempre la mamma e ora che le sono lontana, sento che sto perdendo un sacco di occasioni per stare ancora con lei, per godermela e per continuare a farla arrabbiare con i miei slanci di affetto. Mi manca e ho passato momenti in cui avrei voluto averla accanto: adesso posso solo accontentarmi di ospitarla per qualche giorno in casa mia.
    Poi, quando avrai voglia di ammazzare il caffè parlando di papà, vengo a raccontarti l’amore viscerale che provo per lui! ❤

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  6. Mi ci rivedo un po’ con il tuo ritratto. Io sono molto affettuosa anche di baci e abbracci. Mia madre è molto austera. Si sta sciogliendo un po’ con gli anni, ma forse più per i nipoti. Ci è stato insegnato il distacco e forse io faccio eccezione. Coi miei figli sono l’opposto dei miei genitori. Mio padre è un argomento ostico. Il rapporto padre figlia è stato altalenante. Grandi slanci o grandi assenze. Dobbiamo ancora capirci: abbiamo un codice tutto nostro. Sarà che siamo timidi entrambi. Mia madre è severa ma molto socievole. Fa amicizia con tutti. Diciamo che sono una via di mezzo tra i miei genitori. E comunque nonostante l’età cerchiamo ancora di cercarci, a modo nostro.

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  7. E’ inevitabile che quando ci si sente indifesi si cerchi una persona che riteniamo possa essere il nostro sostegno: in questo ambito non può non rientrarci la mamma ma anche il papà, nonché se si ha, soprattutto la persona che amiamo. Forse sono uscito un attimo dal tema del post ma la mia è una risposta sincera. Complimenti per il post Tiziana.

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  8. Assolutamente no, non sei fuori tema. Ho parlato della mamma, dei figli, ma anche altre persone possono essere il nostro punto di riferimento e sostegno. Ti ringrazio! Sei sempre molto gentile.

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