Diamoci del tu

L’ammazzacaffè di Balestro (Tiziana)

Diamoci del tu

È sempre buona norma dare del “Lei” per lavoro (a meno che non sia stata espressa la volontà di dare del “tu”), per motivi legati alla differenza d’età, con chi non conosciamo o perlomeno, la prima volta che vi presentate; non prendiamoci troppa confidenza usando “Ciao, come butta?”. Oltre che un tu troppo precoce, mi pare un saluto tra adolescenti e, almeno io, ho superato la fase della pubertà. Tuttavia, ci sono delle situazioni in cui dai del tu in modo spontaneo, istintivo, quasi necessario.

Immaginatevi a una visita ginecologica, che non è come andare dal dentista, anche se fra i due, si fatica a scegliere quale sia peggiore come esperienza.
Dopo le frasi di circostanza e quando senti strumenti medici infilati nel tuo corpo, la confidenza nasce spontanea. Via ogni remora.

In viaggio: in treno, in autobus, in aereo. Stare vicino per minuti, ore (in volo anche solo Roma – Milano, per esempio) non puoi darti del “Lei”, il poggia-braccio è vostro: tuo e suo. Quando si sta così attaccati nasce una sorta di allungamento al tuo corpo a cui conosci pure quanti peli ha il tuo vicino di viaggio, se si mangia le unghie, se ha lo smalto sbeccato e il nome della sua fidanzata tatuato in un cuore.

Lo stesso quando sei al cinema, in ascensore, in sala d’attesa piena e con sempre meno posti a sedere, alla cassa di un supermercato, anche se lì non dai a vedere la tua parte migliore.

In estate abbiamo la rottura della “routine” infilandoci in gite fuori porta, di solito organizzate dalle donne in un giorno in cui tu (uomo) vorresti solo stare sdraiato sul divano e dare del “tu” alla pelle del sofà, anche se tua moglie ci ha messo un telo sopra perché peggio dei bambini c’è solo quell’imbrattatore di liquidi e cibarie: tu, grande uomo.
E allora via verso nuove incredibili avventure.
Il tormentone “Un’estate al mare” datato 1982 sarà ancora la tua colonna sonora. Dopo aver trasportato ogni genere di suppellettile da far invidia alle migliori ditte di traslochi, ti butti sulla sdraio perché i patti erano chiari:
“Cara, io ti porto al mare (se sei fortunato sono solo cento chilometri), carico, scarico tutte le valigie, ehm…borse (ti correggi prontamente), fisso l’ombrellone che non voli, ma io dalla sdraio non mi muovo, ai bambini ci pensi tu.”
“Certo…amore. “
Realtà: lei i primi momenti pensa alla prole con castelli, bagni, giochi, ma se arriva l’amica di turno?
Ti ritrovi ad andare a dargli il cambio mentre le signore crogiolano al sole o camminano per tutto il bagnasciuga lungo come la distanza tra Roma – Milano (esagerato, ma non rivedendole più, pensi che abbiano veramente preso l’aereo).
Ti conforti con altri papà a cui dai del tu perché la regola della confidenza scatta nella disperazione comune.
Rari casi di gioia possono verificarsi nel stare a intrattenersi anziché col padre, con la madre dei coetanei dei tuoi figli.
Attenzione, care signore, ad allontanarvi troppo.
Se invece non avete avuto modo di spostarvi più di tanto perché la spiaggia è affollata, vi girate la sdraio in base al vostro vicino d’ombrellone. Se a destra avete appena terminato un torneo di briscola giocato sul tavolino- valigia del 1987 (più o meno) accessoriato di quattro seggioline che ricordano a chi si siede di mettersi a dieta, a sinistra vi aspetta la frittata di maccheroni della signora Assunta. Voi vi vergognate pure a offrire i panini rinsecchiti che tenete nello zaino. Alla faccia della riservatezza vi aggregate con tutti, spalmando pure la crema solare a nonno Alfredo. Prima però assicuratevi di esservi presentati. Pare brutto dare del tu senza avere un minimo di confidenza.

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