Pubblicato in: anniversario, racconto

La prima volta de “La voce di Calibano” IV° giorno

Il racconto di oggi è un bel regalo di Federica Panara che con il suo flusso di coscienza ci parla di amore, di come i genitori siano capaci di trasmettere il loro amore, senza che neppure ci rendiamo conto di come questo avvenga.

La prima volta che sono stata figlia

panara


Siamo venuti al mondo tutti allo stesso modo. Nel dolore. Tra le grida.
Alcuni come doni attesi, altri come fardelli pesanti.
Il destino con me è stato generoso. Seconda figlia di due giovani sposi.
Desiderata. La figlia femmina dopo il primogenito maschio, tutti tranne mio fratello, comprensibilmente innervosito dal mio arrivo. Tutti aspettavano questa nascita.
La naturale evoluzione della specie. La naturale evoluzione della famiglia.
Veniamo tutti al mondo allo stesso modo. Da una madre e da un padre.
Che siano uova, semi o corpi a stringersi poco importa, in noi convivono due pezzi, due entità: la mamma e il papà.

Duro il compito dei genitori e non si finisce mai di esserlo. Avrai sempre un pezzo di te che vive in un altro essere. Un pezzo che cade, impara, sbaglia, gioisce e soffre. Un pezzo che vive nonostante te. Un pezzo che vive grazie a te. L’essere figli invece è tutta un’altra cosa. Più semplice. Si può rinnegare un genitore, si può osteggiarne l’autorità, si può credere e sperare che non si diventerà mai come loro. Si può essere figli senza necessariamente amare un padre o una madre. Si può essere figli infelici, ma comunque si ha la possibilità di non ripetere quegli errori che tanto ci hanno fatto soffrire.

La prima volta che mi sono sentita figlia non è stata nel chiedere aiuto ai miei genitori, non è stata quando li ho abbracciati da bambina e nemmeno durante le furiose litigate adolescenziali. No! Nemmeno il giorno in cui mi sono diplomata o al mio primo fallimento.
Il destino con me è stato generoso. Sono stata educata alla libertà, al perdono, all’accoglienza e al sacrificio, all’onestà prima di tutto, punti fermi, braccia aperte e testa alta.
L’amore è stato una costante. L’ho sempre sentito l’amore dentro e fuori di me.

La mia prima volta da figlia è arrivata tutta insieme, alla fine degli anni novanta: non più bambina e nemmeno adolescente. L’università e la lotta politica, la musica alta e i capelli colorati. I primi amori (sbagliati) e la voglia di spaccare il mondo.

Mia mamma si è ammalata: aveva il cancro.
Il giorno prima era la mamma che cucinava cose buone e riordinava le mie cose, una costante che nei miei pensieri sarebbe rimasta sempre lì.
Primo colpo: ricovero, intervento, terapie.
La sua stanchezza e la capacità di far finta che tutto fosse normale, un po’ più complicato, ma normale. È andata bene, è stata fortunata. Siamo stati fortunati. Al primo respiro di quiete, dopo qualche mese il secondo colpo: toccava a mio padre.
È andato a lavorare un pomeriggio che aveva 52 anni .
La mattina seguente ne aveva 80. Un ictus. Trasporto d’urgenza, sedie a rotelle, un lato immobile, mesi di riabilitazione, mesi di disperazione.
Il giorno prima era un uomo goliardico e iperattivo, severo ma giusto, una costante (anche lui) che nei miei pensieri sarebbe rimasta sempre lì.
La sua incredulità, il suo dolore, la sua rabbia e la consapevolezza che nulla sarebbe stato più normale, tutto complicato, mai più normale. È andata bene, è stato comunque fortunato.
Lui è testardo. Ha imparato di nuovo a parlare, a camminare, a guidare, a mangiare.
È stata una fatica vederlo cambiare.

Se penso alla prima volta in cui mi sono sentita figlia devo ammettere che è stato il momento in cui i miei genitori ho rischiato di perderli. Non mi fa onore come figlia. Avevo poco più di vent’anni e sono diventata figlia. Mai prima di allora avevo sentito così forte in me l’amore, la riconoscenza, la grandezza della mia fortuna. Mai prima di allora avevo sentito così forte in me la paura e il bisogno di loro. Sono diventata figlia e adulta. Due cose molto importanti per un essere umano. Due cose che avrebbero dovuto avvenire in momenti distinti.
È andata bene, sono stata fortunata.
Ho avuto la possibilità di essere adulta e figlia, una possibilità che in molti non hanno più .
Dopo quasi due decenni, non è cambiato nulla: altri spaventi, altre gioie, altre preoccupazioni ma è rimasto costante il mio modo di essere figlia. Non ho più quella paura folle, l’ho trasformata in un dono, ho apprezzato ogni consiglio, ogni sfuriata, ogni buon pasto, ogni risata.
Meno capricci e più attenzioni.
In questi due decenni ho capito che la mia maturità di figlia è l’essenza stessa dell’essere figlia; ho delle certezze.
È solo grazie a quei due corpi stretti insieme, alla fusione delle loro vite, del loro essere se io non solo vivo, ma vivo così pienamente ogni cosa. È solo grazie alla mia prima volta da figlia che sono diventata figlia ogni giorno. Come in ogni cosa che evolve. Come in ogni cosa che vive. Come ogni cosa, cambia. Il cambiamento, seppur traumatico è aria fresca.
La mia prima volta da figlia è da vent’anni ed è cambiare ogni giorno per avvicinarmi al loro cambiamento. Cambiare in meglio, spero, perché non saranno sempre qui e vorrei potermi guardare un giorno e amar(mi) come solo loro sanno fare.
Naturalmente, incondizionatamente, amare.


Federica Panara

Sono nata in estate nella bella Orvieto.
Vivo da sempre a Porano, fiera ragazza di campagna, non ho mai desiderato andarmene, amo parlare con la gente che incontro e conosco da una vita, ma non ho paura degli sconosciuti. Sognavo di fare la showgirl o la grafica pubblicitaria, sono diventata tolettatrice. Amo il mio lavoro, degli animali apprezzo la purezza, se non gli piaci lo vedi subito. Mi perdo nei tramonti, nella delicatezza dell’alba e nella pioggia sui vetri, sono malinconica. Scrivo per non scoppiare.
Sorrido molto, cerco di avere un approccio positivo alle cose.
Ho quarant’anni e divido la mia casa con un gatto nero.

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12 pensieri riguardo “La prima volta de “La voce di Calibano” IV° giorno

    1. È vero. Forse questo amore per i genitori si comprende in momenti drammatici. A volte diamo per scontato le piccole cose. Se va tutto bene, ci adagiamo. I problemi di salute ti riportano alla realtà e ai veri valori verso la famiglia.

      Piace a 1 persona

    1. Esatto. Da madre comprendi i tuoi genitori, cosa fanno per noi. Da figli solo in casi più estremi, certe volte. Da genitori si cambia prospettiva e si comprende meglio nostra madre e nostro padre.

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  1. Che bella storia! Mi ha ricordato il mio secondo parto, con mio figlio per nulla contento di avere una sorella invece di un compagno di giochi maschio, il tumore di mia madre e l’ictus di mia zia, e che bella lezione di coraggio quella di tuo padre che si rimette in piedi. Bravissima Federica!

    Piace a 2 people

  2. Poesia e sentimento. Meraviglioso modo di portarlo alla luce ed esprimerlo.
    Sento molto questo brano. Lo riverbero nella mia (fottuta) paura di perdere i miei genitori. Che in fondo non è una paura per loro (l’altro) ma per me stesso, una paura egoista, perché implica un conto da pagare (di non fatto e non detto) e un cambiamento. Quel diventare “adulto” (troppo tardi), che l’Autrice, Federica, ha scampato, motivo di gratitudine.
    Apprezzo molto questo brano così intimo e onesto. Così toccante. Così universale.
    Brava!

    Piace a 1 persona

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