Pubblicato in: racconto

La sposa bambina

Ti guardi da un tempo indefinito allo specchio e non ti riconosci. Vedi una figura più grande dei tuoi sedici anni. Forse il trucco appena accennato sul viso acerbo o la tua chioma sistemata in ciocche piene di brillantini e boccoli ai lati degli zigomi, ti induce a non credere che quell’immagine riflessa sia tu.

Quel merletto bianco ti cinge il corpo più florido, ti copri la pancia col bouquet di violette; i tuoi fiori preferiti. Sistemi il velo che ha ricamato tua nonna quando si sposò tua madre: il pianto ti riga una guancia e ti sporca la punta del colletto bianco.

Un bianco verginale che hai disonorato. Un peccato mortale ti ha avvolto marchiando una vita decisa da altri. Vesti l’uniforme di donna e non conosci neppure cosa sia esserlo. Ti senti grande in un corpo minuto. Ed eccoti avvicinare tua madre a pulirti il lembo sporco e il viso umido. Non ti lasciano sola per troppo tempo, non ti è concesso pensare. Giusto un momento mentre di là è tutto allestito. Un matrimonio in grande stile. Tanti addobbi quanti sono i parenti. Tanto dolore quanto il peso che porti e che un bouquet non può coprire. Abbassi la mano per non farlo vedere: le dita accompagnano la curva vicino all’ombelico. Una curva che crescerà.

Torna alla mente la mano di Salvo che ti toccò la prima volta. La paura di non saper amare, il cuore che batteva forte, la volontà che non finisse mai quel momento. Il cestino del pranzo giaceva più in là, la tovaglietta snodata e nulla che fosse stato assaggiato. La campagna silenziosa era rispettosa, ti cullava nel suo manto giallo del grano appena falciato. Non hai udito le grida di chi ti cercava, solo l’amore per quel ragazzo ti importava. Il campo non ti vide tornare mai più. Ti chiusero in casa per il disonore nei giorni a venire. Ancora mezza nuda ti raccolse tuo padre da terra. Ti sei rivestita con lacrime, stracci e fieno attaccato per la fretta di togliere quel peccato.

Le promesse di fuggire insieme caddero l’istante che ti sei girata verso di lui, fissa ai suoi occhi rassegnati. Il tempo ti farà amare l’uomo che stai per sposare. Lo credi possibile non fosse altro per tutte le volte che tua madre te l’ha detto. Un uomo che prende una donna con un figlio non suo, è senz’altro da amare e onorare. Ti ripeti nella testa. Ti siedi dopo aver ricevuto i parenti, tanti, troppi, inutili. Non ti piace il vestito; il merletto non cade dritto. Tua madre non portava un bambino nel suo grembo, tu indossi un abito e un peccato: il frutto dell’aver amato.

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